L’Errore di Cartesio – 01 dicembre 2016

Appassionati di Psicologia e curiosi di tutto il monto unitevi! E’ cominciato il viaggio tra emozione, ragione e cervello umano. Paola e Teresa, due psicologhe alla radio, vi accompagneranno in un viaggio che fa da antidoto alle scorciatoie mentali, tra storia, esperimenti e applicazioni pratiche.

Il primo appuntamento è partito da lontano raccontando una storia famosa per la storia della psicologia: Phineas Gage, il nostro protagonista, trafitto da una barra si ferro che gli ha attraversato il cranio, non solo non è morto ma è sopravvissuto abbastanza da insegnarci quali intricati nessi possano esserci tra alcune lesioni cerebrali e caratteristiche di personalità.

Phineas Gage fotografato assieme alla sbarra che gli distrusse il lobo frontale
Phineas Gage fotografato assieme alla sbarra che gli distrusse il lobo frontale

E’ da sempre un imperativo categorico. Separare l’emozione dal ragionamento. E così facendo, si perdono le basi stesse di ciò che chiamiamo ragionamento, ciò che lo anima, lo motiva, né da i valori, il respiro, qualche volta anche il metodo. C’è una moda culturale che ha origini antiche fra gli studiosi che si occupano del problema mente – cervello: quella di concentrarsi sul ragionamento e sulle facoltà logiche, e di considerare le emozioni come una “complicazione” piuttosto deplorevole, di nessuna reale importanza per la reale comprensione di come funzioni la mente. Se invece danno importanza alle emozioni, se sembrano considerarle nelle loro teorie, le vedono come qualcosa di separato dall’attività intellettuale, come se la nostra mente fosse l’equivalente malfunzionante di un computer.

Questa moda culturale, secondo Antonio Damasio, è l’”errore di Cartesio”, Cartesio a cui è notoriamente attribuita la frattura moderna fra mente e corpo, fra ragione ed emozioni.

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Damasio è un neurologo portoghese molto eclettico che si è convinto, tramite le sue osservazioni su pazienti con danni cerebrali, che quell’astrazione che chiamiamo “ragione” e che separiamo dei sentimenti, da sola, sia insufficiente per il buon funzionamento dell’intelletto. Danni a certe aree del cervello, in particolare alla corteccia prefrontale, possono lasciare il paziente apparentemente in buona salute, ma incapace di prendere decisioni complesse. Tale paziente, per esempio, può comprendere i fattori coinvolti nella conduzione della propria attività economica, ma può tuttavia elaborare decisioni che sono palesemente disastrose. Il processo decisionale così asettico e robotico descritto da molti scrittori di fantascienza, quello che caratterizza i processi mentali di super computer o di Spock della ciurma di Star Trek è in realtà tipico di individui cerebrolesi, ma non funziona nel mondo reale. In altre parole, abbiamo bisogno dei nostri pregiudizi emotivi (bias) per prendere decisioni, e per la nostra vita. Altrimenti, “non funzioniamo”.

Il capitano Kirk e Spock, emblemi cinematografici rispettivamente delle passioni umane e della ragione. Nonostante siano in antitesi, i due protagonisti sono uniti da una profonda amicizia
Il capitano Kirk e Spock, emblemi cinematografici rispettivamente delle passioni umane e della ragione.

Nella prossima puntata… Pavlov e la scuola russa… training autogeno… token economy…